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Caso Microsoft


di Alessia Mazzoni - Progetto di Open Community Giurdica Infoleges.it

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La Commissione europea, dopo cinque anni di indagini, ha condannato Microsoft Corporation per abuso di posizione dominante. Secondo l’Antitrust europea il gigante dell’informatica non ha rispettato la normativa europea sulla concorrenza sfruttando il suo quasi monopolio per ottenere una posizione dominante sia nel mercato dei sistemi operativi dedicati ai server di fascia bassa sia nel mercato dei media player. Il gigante americano è stato condannato a pagare una multa di poco superiore ai 497 milioni di euro. Nel comunicato della Commissione si legge che Microsoft sarà obbligata a comunicare ai suoi concorrenti, entro 120 giorni, “informazioni sulle interfacce richieste” in modo da permettere l’installazione dei prodotti delle aziende concorrenti su PC con sistema operativo Windows. Inoltre, Microsoft dovrà immettere sul mercato entro 90 giorni dalla sentenza una versione di Windows priva di lettore multimediale (ossia Media Player. Si legga anche Microsoft - Questions and Answers on Commission Decision). Per il Commissario europeo Mario Monti “la multa è una formidabile forma di deterrenza”; inoltre, questa decisione “ripristina la concorrenza e stabilisce principi chiari per il futuro”.

Microsoft e l’abuso di posizione dominante: la vicenda europea.

1998: Sun Microsystems, denuncia all’Antitrust europea il colosso americano per abuso di posizione dominante. 10 febbraio 2000: il commissario europeo Mario Monti inizia ad indagare per verificare se la posizione dominante di Microsoft, nel mercato dei software, riguardi anche i server di fascia bassa. Agosto 2000: a seguito di una informativa, contenente le accuse rivolte dalla Commissione europea all’azienda americana, il “caso Microsoft” è ufficialmente aperto. Agosto 2001: l’accusa di posizione dominante è estesa al mercato dei software per lettori multimediali. Secondo l’Antitrust europea, Microsoft, abbinando il programma Media Player a Windows, avrebbe deliberatamente annullato la concorrenza nel settore.

Per tutti questi anni, e in particolare durante gli ultimi mesi che hanno preceduto la sentenza, la Commissione europea e Microsoft hanno cercato di giungere ad un accordo. La Commissione europea, in un documento del 6 agosto 2003, ha offerto a Microsoft la possibilità di presentare osservazioni e ha proposto varie alternative: la divulgazione di informazioni per ripristinare la concorrenza sul mercato dei server di fascia bassa e l’offerta di una versione di Windows senza Media Player, per favorire la proposizione sul mercato di una pluralità di lettori multimediali. Fallito il tentativo di giungere a un compromesso, nel marzo 2004 i rappresentanti dell’Antitrust dei 15 Paesi membri approvano all’unanimità la bozza di decisione della Commissione UE, fatto importante non tanto dal punto di vista decisionale (la Comissione è titolare di un potere decisorio assoluto e il parere delle Autorità europee della concorrenza non è vincolante), quanto dal punto di vista politico, soprattutto in vista del futuro ricorso di Microsoft alla Corte di Giustizia europea (l’appoggio alla bozza di verdetto della Commissione da parte dei quindici rappresentanti europei alla concorrenza è unanime e dimostra validità e fondatezza delle argomentazioni giuridiche portate dalla Commissione).

Steve Ballmer, CEO della Microsoft, ha, messo in evidenza come l’azienda abbia lavorato per raggiungere un accordo in grado di risolvere in modo positivo tutti i problemi sollevati dalla Commissione Europea e di offrire “più scelta e vantaggi per i consumatori” (vedi il comunicato stampa Microsoft).

Microsoft e l’antitrust: il caso statunitense.

Ottobre 1997: il DoJ (Department of Justice) cita in giudizio Microsoft per aver imposto ai fabbricanti di computer l’inserimento di Internet Explorer sui PC forniti di Windows 95. A detta dell’accusa, Microsoft avrebbe agito in modo predatorio per conquistare spazi del mercato a danno di Netscape Communications. Nel dicembre dello stesso anno il giudice distrettuale* T. Penfield Jackson emette un’ingiunzione preliminare con la quale richiede a Microsoft l’interruzione della “pratica” anticoncorrenziale.

La battaglia legale tra il Department of Justice congiuntamente a 19 Stati americani contro Microsoft esplode nel 1998. L’accusa rivolta alla società è di concorrenza sleale e pratiche monopolistiche. Il processo inizia nell’ottobre dello stesso anno e nel novembre dell’anno successivo il giudice Jackson decreta che la posizione di Microsoft è di monopolio. Il comportamento dell’azienda informatica avrebbe danneggiato i consumatori. Cominciano le trattative per un accordo, ma i colloqui si rivelano fallimentari. Nell’aprile del 2000 si torna di nuovo in tribunale e il giudice Jackson conclude che Microsoft ha violato le leggi antitrust. A questo punto il Department of Justice e alcuni tra gli Stati accusatori chiedono che l’azienda venga divisa in due tronconi: uno per il sistema operativo Windows e l’altro per Internet. Il 7 giugno del 2000 Jackson decreta la suddivisione di Microsoft in due società. L’azienda americana presenta ricorso. Nel novembre del 2001 viene raggiunto un accordo tra Microsoft e il Department of Justice. L’accordo sarà rivisto su proposta del giudice federale Colleen Kollar-Kotelly, in seguito ai ricorsi effettuati dalle aziende concorrenti e da nove Stati. In realtà, la revisione apporterà poche modifiche. La vicenda si conclude nel novembre del 2002 quando, dopo vari incontri tenuti nell’arco di trentadue giorni, il giudice federale Colleen Kollar-Kotelly approva nella sostanza l’accordo raggiunto l’anno precedente tra Microsoft e l’amministrazione Bush, nonostante le proteste delle aziende concorrenti.

California, gennaio 2003: un gruppo di consumatori cita in giudizio Microsoft per abuso di posizione dominante. Dopo il pagamento di una notevole somma di denaro, 1 miliardo e 100 milioni di dollari, l’accusa è ritirata. L’accordo extra-processuale ha permesso a Microsoft di evitare un altro processo, ormai alle porte, che si sarebbe dovuto celebrare proprio nel mese di gennaio.

La vicenda americana è, per il momento, conclusa. Bisogna ricordare, però, che nel luglio 2003 (un mese prima dell’ultimo avvertimento da parte del Commissario europeo Mario Monti che avrebbe portato decisione del 24 marzo) l’unico Stato che ha deciso di non sottoscrivere l’accordo del novembre 2002, il Massachusetts, ha cominciato a verificare se il colosso americano abbia o meno compiuto ritorsioni nei confronti di un’azienda concorrente (il cui nome non viene rivelato). Il motivo risiederebbe nel fatto che l’azienda rivale avrebbe promosso il sistema operativo Linux, concorrente principale di Microsoft. Dopo la decisione dell’Antitrust europea la preoccupazione maggiore di Microsoft non è tanto la multa da pagare, onerosa ma comunque corrispondente all’1,62% del giro d’affari mondiale, ma se e in quale misura questa decisione avrà delle ripercussioni su decisioni future: in sostanza, se e in che misura potrà influenzare future azioni legali, o azioni legali già in atto, sull’altra sponda dell’Atlantico o in Europa. La risposta da parte dell’Antitrust americana per voce di R. Hewitt Pate, vice procuratore generale alla concorrenza del Department of Justice (DoJ), non si è fatta attendere: “una sana politica antitrust deve impedire il blocco dell’innovazione e della concorrenza”, anche quando si tratta di aziende “dominanti”.



E’ di pochi giorni fa un accordo tra Sun e Microsoft. Sun alla fine degli anni ‘90 aveva denunciato Microsoft per un uso di Java (linguaggio di programmazione creato nel 1995) considerato scorretto. Secondo il recente accordo, tra le due aziende concorrenti sarà instaurata una collaborazione decennale con lo scopo di migliorare l’integrazione tra i due prodotti. Inoltre, Sun riceverà da Microsoft 700 milioni di dollari per la risoluzione delle controversie in materia di concorrenza (le cause antitrust che avrebbero dovuto aver luogo nel 2006) e 900 milioni di dollari per quelle sui brevetti. Da più parti si è fatto notare che questo accordo potrebbe essere non irrilevante proprio in relazione all’appello proposto da Microsoft alla Corte di giustizia europea. La Sun si è da sempre difesa strenuamente in sede processuale dagli attacchi rivoltegli dall’azienda concorrente; da oggi, però, con la firma dell’accordo le cose sembrano destinate a assumere un nuovo aspetto.



*Il sistema giudiziario americano è strutturato su due livelli: federale e statale. La giurisdizione federale è, a sua volta, articolata in: primo grado, “U.S. District Courts” (Corti federali distrettuali), secondo grado, U.S. Courts of Appeals (Corti federali d’appello), ultimo grado, U.S. Supreme Court (Corte Suprema).




Fonti: www.Repubblica.it

www.ilsole24ore.com




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