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La nuova Europa e i diritti fondamentali


di Giorgio Bosco - Ministro Plenipotenziario al Ministero degli Esteri

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Ringrazio il presidente e gli organizzatori di questo convegno che qui, a Roma, è senz’altro una delle prime manifestazioni del nuovo anno. Sono lieto di portare anche il saluto di una importante organizzazione che fin dall’800 è sorta per la difesa dei diritti umani, e cioè la LIDU, la Lega italiana dei diritti dell’uomo il cui presidente, l’on. Alfredo Arpaia mi prega di porgervi il suo saluto e di scusare la sua assenza perché impegnato in un viaggio in Francia, dove ha sede l’organizzazione madre di tutti i diritti umani nei vari paesi del mondo, e cioè la Fédération internationale du droit de l’homme. Avete visto il programma: c’è una ricchezza ed abbondanza di temi in prevalenza attinenti all’Europa. Abbiamo già avuto la magistrale introduzione del prof. Conso. Io aggiungo che è stata una scelta felice quella degli organizzatori di porre l’accento sul rapporto fra i diritti umani ed il continente europeo. Si comprende proprio in questo momento in cui l’Europa è stata sul punto di compiere un’impresa, quale non si era vista dai tempi di Carlo Magno, quella di darsi una Costituzione e di inserire in essa la Carta dei diritti fondamentali dell’UE.

La mancata approvazione della Costituzione, come ha osservato il presidente Conso, è un vero peccato, oltretutto perché la pietra d’inciampo è stata rappresentata dal noto problema della votazione a doppia maggioranza e per la prima volta veniva inserito un criterio che dà importanza e rilievo all’elemento umano, e cioè maggioranza di governi nel prendere le decisioni, ma maggioranza anche delle popolazioni degli Stati membri dell’UE; quindi, si sarebbe inserito un elemento di maggiore democraticità, in quanto queste decisioni sarebbero state prese con una maggioranza fondata anche sulla consistenza della popolazione.

Non c’è comunque da scoraggiarsi; la storia di questi cinquant’anni d’integrazione europea ci mostra che l’Europa si è fatta a piccoli passi ed è un processo irreversibile. Una cosa è certa: comunque vada, la prossima Conferenza intergovernativa, se sarà ripresa dalla presidenza irlandese, nessuno toccherà i principi fondamentali su cui l’UE poggia le proprie basi: il ruolo della persona umana, il ruolo dei diritti inviolabili e del rispetto del diritto, i nostri valori, la dignità umana, la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà.

C’è anche un tema nel programma, riguardante le giurisdizioni concorrenti delle Corti di Strasburgo e di Lussemburgo. La possibilità che l’UE in quanto dotata di personalità giuridica aderisca alla Convenzione di Roma 4 novembre 1950 sulla tutela dei diritti umani, sarebbe senz’altro un’ottima soluzione, ma purtroppo è una strada che è stata sbarrata da un parere consultivo della Corte di giustizia delle Comunità europee, il parere 2/94 emesso nel 1996, secondo cui allo stato attuale del diritto comunitario l’UE non può aderire alla Convenzione di Roma, e del resto è questo stato di cose che lo ha impedito finora, perché la materia dei diritti umani non è comunitarizzata, a parte alcune affermazioni di principio contenute nei Trattati di Maastricht e di Amsterdam. Quando sarà comunitarizzata allora, probabilmente, si potrà considerare l’ipotesi dell’adesione. Questa comunitarizzazione potrà avvenire attraverso l’inserimento della Carta dei diritti fondamentali dell’UE nel Trattato costituzionale, in modo che sia una fonte di diritto per la Corte di Lussemburgo.

Potrebbe però insorgere un problema, perché prima del 1998 a Strasburgo, oltre alla Corte, esisteva la Commissione europea dei diritti dell’uomo, un organismo la cui natura giuridica non è mai stata stabilita con certezza; vi sono state dotte discussioni al riguardo. Comunque, la Commissione faceva una prima scrematura dei ricorsi che arrivavano a Strasburgo e in generale dichiarava sempre irricevibili i ricorsi contro atti comunitari, contro disposizioni delle Comunità europee, perché la Commissione riteneva che essendo gli Stati membri gli stessi, e quindi portatori della stessa civiltà giuridica, non c’era necessità che la Corte dovesse giudicare questi problemi. Ma adesso che la Commissione dei diritti dell’uomo non c’è più, con la riforma del 1998, siamo arrivati al punto che si possono avere dei conflitti. Nel caso Matthews, (sentenza del 18 febbraio 1999) il Regno Unito è stato condannato per violazione della Convenzione di Roma derivante dal comportamento tenuto in adempimento di una norma comunitaria. Di più. Recentemente ci sono stati due ricorsi individuali alla Corte di Strasburgo contro tutti e 15 gli Stati membri dell’UE per decisioni prese, dicono i ricorrenti, che ledono i loro diritti fondamentali. Sono difficoltà che, indubbiamente, dovranno essere superate; c’è in proposito una tranquillità relativa, ma anche una consapevolezza che ci viene dalla storia dell’integrazione europea di quest’ultimo mezzo secolo, in cui gli ostacoli sono stati tanti e c’è stato anche un momento in cui addirittura uno degli Stati membri praticava la cosiddetta politica della sedia vuota, impedendo agli altri di prendere delle decisioni. Comunque, il cammino verso l’integrazione è sempre andato avanti e non si è arrestato; anche questo problema, quindi, dei conflitti fra le due Corti si supererà senz’altro.

Vorrei, a questo punto, fare due brevi citazioni dal messaggio del Segretario Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, in occasione della giornata dei diritti umani che ricorre il 10 dicembre di ogni anno, anniversario dell’approvazione della Dichiarazione universale 10 dicembre 1948 e che la LIDU ha degnamente celebrato. Kofi Annan ha detto: "I difensori dei diritti umani sono in prima linea nella protezione di tali diritti e proiettano la splendente luce dei diritti umani nei più oscuri angoli della tirannia e dell’abuso. Essi lavorano per salvaguardare lo stato di diritto, per ridurre la violenza, la povertà e la discriminazione e per costruire le fondamenta di società più libere, più eque e più democratiche. E' a loro che numerose vittime di violazioni di diritti umani si rivolgono nel momento del bisogno"; e poi continua: "La difesa dei diritti umani non è semplicemente responsabilità di queste persone coraggiose, ma è responsabilità di ciascuno di noi. Tutti dobbiamo essere difensori dei diritti umani e un buon modo per iniziare è proteggere coloro che si battono a favore dei diritti umani".

Sentendo proprio questa esigenza, questa necessità che nasce da un sentimento profondo della nostra coscienza, vorrei dire che ormai esiste una cooperazione, una solidarietà, un lavoro comune fra Paesi europei nel campo della difesa dei diritti umani sul piano internazionale. Un esempio si è avuto nel 2002, quando un gruppo di 8 esperti, di cui facevo parte, si è recato in Sudan proprio per esaminare la situazione del rispetto dei diritti umani in quel paese; gli esperti erano due statunitensi, due inglesi, due norvegesi, un francese e un italiano. Dovevamo verificare sul posto le gravi violazioni del diritto internazionale-umanitario. Accenno un attimo ad un punto molto interessante per maggiore chiarificazione. Il diritto internazionale-umanitario è connesso con il tema dei diritti umani, anche se tecnicamente non è la stessa cosa, in quanto è riferito al diritto di Ginevra, cioè a quello delle varie Convenzioni di Ginevra, mentre i diritti umani sono quelli di Strasburgo e di New York. In realtà, però, non c’è un vero e proprio taglio, una netta distinzione. Il criterio da seguire è questo: il diritto internazionale-umanitario è quello che protegge i partecipanti all’azione bellica, alle ostilità, al conflitto di qualunque tipo, ossia interno o internazionale, mentre i diritti umani sono diritti di cui godono tutte le persone per il solo fatto che sono esseri umani. Questa distinzione è rilevante, ad esempio, nello studio della situazione giuridica dei prigionieri della base di Guantanamo portati lì dall’Afghanistan. Si possono applicare loro le Convenzioni di Ginevra sui prigionieri di guerra? Potranno, quindi, avere diritto allo speciale trattamento che le Convenzioni garantiscono? Orbene, mentre per quanto riguarda i talebani si potrebbero applicare le Convenzioni di Ginevra, in quanto essi avevano dei segni distintivi, portavano apertamente le armi, obbedivano a degli ordini in una scala gerarchica, altrettanto non si poteva dire per i volontari di Al Queda e quindi alcuni dei detenuti possono ricadere sotto lo status dei prigionieri di guerra, in base alle Convenzioni di Ginevra ed altri no. Ma vorrà, forse, questo dire che coloro ai quali non si applicano le Convenzioni di Ginevra restano sprovvisti di qualsiasi tutela, restando quasi fossero res nullius? Certamente no, perché questi saranno comunque coperti dalle norme internazionali di protezione dei diritti umani di qualsiasi persona che, quindi, vietano la tortura, i trattamenti inumani e degradanti e tutto quello che offende e mortifica la dignità umana.

Non vorrei trattenermi più a lungo e dico soltanto che questo esempio di cooperazione europea in Sudan è stato veramente notevole perché ci siamo recati sul posto, abbiamo constatato le violazioni che venivano compiute sia del diritto internazionale-umanitario, sia dei diritti umani in generale, abbiamo fatto un rapporto e delle raccomandazioni e abbiamo avuto la soddisfazione di vedere che tutto questo non è stato vano, perché l’anno successivo si è già raggiunto un "cessate il fuoco" in una località del Kenya e proprio ultimamente il Sottosegretario agli Esteri, l’on. Mantica ha dato l’annuncio che queste trattative sono a buon punto e si spera che questa guerra interna in Sudan, una delle cosiddette guerre dimenticate di cui pochissimi parlano e che quasi nessuno conosce, ma che ha fatto tante vittime e tante violazioni massicce dei diritti umani, finisca e si possa tornare ad uno stato di pace, quella pace che, come diceva giustamente il prof. Conso, è inscindibile dai diritti umani e dalla giustizia. Esiste, come sapete, un movimento intitolato “Non c’è pace senza giustizia”. Grazie per l’attenzione.




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