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Le Nazioni Unite.


di Pasquale Bandiera - Presidente della FIDH - Lega Italiana

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Pasquale Bandiera*


Questo nostro incontro capita in un momento molto delicato, sia nei rapporti internazionali che nelle condizioni interne in Italia e in molti altri paesi, come giustamente rilevava il professor Conso. E' andato avanti un processo che non ha portato alla piena attuazione della normativa internazionale sui diritti dell'uomo, ma alla rielaborazione di altre normative nelle singole regioni a cominciare dall'Europa, l'Africa naturalmente l'America, ha portato delle normative che spesso sono in contrasto con quella delle Nazioni Unite.

Come si affronta questo problema, che è la cosa più importante? Noi finora ci siamo fermati su un punto piuttosto tranquillo e cioè le Nazioni Unite hanno varato innanzi tutto la Dichiarazione Universale dei diritti dell'uomo e poi tutte le convenzioni sui diversi argomenti: i diritti economici e sociali, culturali, i diritti del lavoro.

Naturalmente ogni paese ha ratificato queste convenzioni internazionali impegnandosi genericamente ad attuarle perché, come diceva il Giovanni Conso, sono molto pochi i paesi, a cominciare dall'Italia, che poi hanno modificato la loro normativa interna in rapporto a queste convenzioni internazionali.

Questo è il punto sul quale da molti anni si è dibattuto e più volte sono intervenuto perché essendo la nostra una organizzazione non governativa delle Nazioni Unite, abbiamo la possibilità (ogni governo deve presentare ogni anno un rapporto sull'attuazione della normativa internazionale) di presentare un controrapporto e la commissione delle Nazioni Unite per discutere questi rapporti è la sede dell'ONU di Ginevra, che quasi sempre ha portato, per quanto direttamente ci riguarda, all'approvazione del nostro rapporto e alla censura del rapporto del Governo italiano, perché il Governo italiano non ha approvato delle normative interne per adeguare la legislazione nazionale alle convenzioni internazionali.

Questa situazione, in fin dei conti, poteva andare avanti ma si è ulteriormente modificata. Ora partiamo dal caso più facile da capire, ora abbiamo la normativa europea; in che modo noi raccordiamo la normativa europea con quella delle Nazioni Unite? Innanzitutto abbiamo, ancora non definitiva perché non è stata inclusa nei trattati, la Carta europea dei diritti fondamentali, e in effetti, se noi tentiamo un confronto fra tutte queste normative, ci rendiamo conto che abbiamo creato ulteriore confusione, forse soltanto ideologica.

Anche in Europa siamo di fronte ad una confusione enorme perché noi oggi abbiamo il ricorso alla Corte di Strasburgo e un cittadino può essere assolto dalla Corte di Strasburgo, ma se l'argomento su cui ha discusso aveva una vaga incidenza sulla normativa europea, lo stesso argomento può essere discusso nella Corte europea e la Corte europea può dargli torto se la corte di Strasburgo gli ha dato ragione o viceversa. Vediamo come possiamo raccordare tutto questo ma, via via che si procede, si arriva ad un'ulteriore confusione e questo capita soprattutto, tornando all'inizio del mio intervento, per quanto riguarda le convenzioni internazionali.

Voi sapete l'importanza dei diritti economici, sociali e culturali eppure anche su questo le proteste nel mondo sono tante.

In che modo noi possiamo raccordare con la normativa nazionale?

Questo è il problema più importante e deriva da due fatti sui quali bisogna riflettere: il primo è che oggi la composizione delle Nazioni Unite è completamente modificata rispetto a quella dell'inizio, si sono aggiunti altri paesi o hanno modificato la loro struttura politica e quindi hanno una nuova posizione all'interno delle Nazioni Unite; bisogna vedere in che modo si è evoluta quella normativa che era stata approvata quando era stata fatta la convenzione sui diritti politici. La Russia e i paesi legati all'Unione Sovietica l'avevano approvata in un certo modo, oggi i paesi che hanno un nuovo regime dopo la caduta dell'Unione Sovietica hanno ancora la vecchia convenzione, ma hanno una struttura, una legislazione interna completamente differente da quella che avevano e anche qui si stanno creando dei conflitti che nessuno sa in che modo poter affrontare, né basta dire, come spesso possiamo leggere in alcuni interventi, che aggiusteremo queste cose con l'adesione di questi paesi all'Unione europea, perché è un problema estremamente complesso e non si riuscirà a risolverlo neanche in questo modo.

Un altro aspetto anche più importante di questo, è che fino a qualche anno fa i protagonisti erano le strutture pubbliche, erano innanzitutto gli organi internazionali, le Nazioni Unite ecc., gli Stati, qualche volta una regione che non veniva neanche ascoltata, oggi invece vi è una presenza forte e massiccia della società civile attraverso la sua organizzazione che ha dei raccordi internazionali che possono essere uguali o differenti rispetto a quelli nazionali. Tutto questo deriva dal fatto che vi è una crescita di queste organizzazioni della società civile che, direi giustamente, ritengono di essere dei protagonisti sui problemi che si debbono affrontare in seguito alla trasformazione, che diviene sempre più profonda, nella struttura sia dei paesi che nei rapporti internazionali.

Noi ancora qualche anno fa parlavamo della globalizzazione, oggi parlare della globalizzazione significa affrontare dei problemi molto seri, ci siamo accorti che in tutti questi processi abbiamo la possibilità di rispettare una normativa internazionale, ma di ignorare effettivamente i diritti dell'uomo. Tutto questo comporta una completa rielaborazione di queste normative. Debbo dire che io ho grande ammirazione perché finora le Nazioni Unite si sono rivelate le più sensibili e quelle che hanno lavorato meglio di tanti altri.

Ho detto che una ong ha la possibilità di presentare un rapporto contro il proprio Governo ma addirittura siamo in condizioni di presentare dei rapporti contro le normative delle Nazioni Unite. Una nostra organizzazione che naturalmente abbia un ruolo, che sia una ong internazionale, può sempre fare un rapporto su un particolare aspetto di un problema che a suo avviso mette in discussione i diritti dell'uomo. Quando questo rapporto arriva, l'indomani mattina le Nazioni Unite lo fanno discutere dalla commissione della segreteria generale e immediatamente viene stampato nelle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, cioè in inglese, francese, spagnolo, russo, arabo e ora anche in cinese e viene distribuito in tutto il mondo.

Chi viene qualche volta a trovarmi si accorge che il mio ufficio è pieno di sacchi, è la posta delle Nazioni Unite. Ogni giorno ricevo la posta delle Nazioni Unite, ormai non riesco neanche più a guardarla tutta, ma la parte importante è data soprattutto da questo intervento massiccio da parte delle strutture della società civile, e allora che si è fatto? La commissione di presidenza delle Nazioni Unite ha deciso che prima di qualsiasi riunione (questa è una delibera di questi giorni) vi sono delle commissioni nelle quali l'organismo delle Nazioni Unite e dei singoli stati si confronta con gli organismi accreditati da parte delle società civili: naturalmente questo prolunga enormemente il dibattito.

Se noi leggiamo le dichiarazioni delle diverse organizzazioni ci rendiamo conto che vi è una maggiore capacità di quella delle istituzioni pubbliche di capire in che modo un orientamento abbia un impatto sui problemi della società o di alcuni settori della società. Questo riguarda soprattutto il problema di grandissima importanza della convenzione sui diritti economici e sociali delle Nazioni Unite che è stata in parte rivista e corretta, naturalmente senza riuscire ad elaborare una normativa comune, nella convenzione economica e sociale del Consiglio d'Europa che crea dei problemi molto importanti per quanto riguarda la vecchia organizzazione sociale nella quale i paesi occidentali, europei, i paesi democratici devono muoversi.

Voi conoscete benissimo come abbiamo avuto, fino a qualche anno fa, in tutti i paesi organizzazioni di carattere politico e organizzazioni di carattere sindacale, come in trattativa e in lungo colloquio con questi; poi in sede parlamentare e di concertazione alla fine portavano a delle conclusioni che potevano essere accettate da tutti, magari per qualche tempo. Attualmente questo è profondamente modificato perché la risoluzione sui diritti economici e sociali da parte del Consiglio dell'Europa è sotto alcuni aspetti assai differente da quella delle Nazioni Unite. Bisogna allora decidere se la Corte alla quale ci si può riferire debba tenere conto della normativa del Consiglio delle Nazioni Unite o dell'Unione europea aggiungendo che abbiamo un altro problema.

Noi in Europa abbiamo due organizzazioni: l'Unione europea e il Consiglio d'Europa che è un'organizzazione alla quale partecipano quasi tutti gli stessi paesi che partecipano all'Unione europea. Ormai le direttive del Consiglio d'Europa, che hanno questo riferimento importante nella Corte di Strasburgo, sono sui principali problemi in assoluto contrasto con quelle della Commissione Europea. Come cercheremo di conciliare tutto questo?

Bene, le Nazioni Unite sono partite prima dell'Unione europea. Nei giorni scorsi hanno istituito una commissione con il rappresentante delle Nazioni Unite, il rappresentante dei singoli paesi, il rappresentante delle maggiori organizzazioni non governative, il rappresentante delle istituzioni internazionali e attraverso questo noi vedremo in che modo poter conciliare. E' una questione che si è aperta proprio in questi giorni e dovremo vedere dove riusciremo ad approdare. E' difficile fare una previsione perché di fronte a questo mutamento si è aggiunto l'altro aspetto, cioè la costituzione delle strutture regionali, cioè continentali, che fanno capo alle Nazioni Unite.

Noi oggi abbiamo, costituita proprio nei mesi scorsi, l'Organizzazione dei Paesi Africani che globalmente debbono confrontare i loro problemi nella sede delle Nazioni Unite e allora la sollecitazione è stata che anche questa organizzazione dei Paesi Africani includa nelle sue commissioni i rappresentanti della società civile.

Lo stesso sta capitando in Asia e in Sud America in cui la situazione è abbastanza più facile di quella nostra, perché in quei Paesi non vi è l'evoluzione che vi è nei Paesi Europei e lo svolgimento di tutte le iniziative per affrontare i problemi è molto più complessa. Anche in questi Paesi è sorto il problema principale perché, voi sapete che l'equivalente del Consiglio d'Europa esiste negli Stati Uniti con il Consiglio interamericano dei diritti dell'uomo che ha sede a San José di Costarica dove ha sede una Corte che è come la Corte di Strasburgo. Di fronte a questa situazione noi dobbiamo portare avanti il concetto fondamentale, cioè che le Nazioni Unite restano la più importante delle organizzazioni internazionali, che non può essere assolutamente messa in crisi, che anzi deve essere supportata in tutta la sua azione e che è l'unica che può aiutarci a risolvere i problemi di una società moderna così come si sta evolvendo.

Abbiamo testimonianza del problema anche solamente osservando tutta la normativa che si è avuta per quanto riguarda il controllo dei processi di globalizzazione, nelle rettifiche che sono state fatte nella convenzione economica e sociale. La normativa delle Nazioni Unite, per esempio sui problemi dell'immigrazione, è molto più avanzata e dettagliata di quella che siamo riusciti a fare noi e che ha fatto anche l'Unione europea, ma l'aspetto più importante è ormai questa grossa azione che si sta facendo per la lotta al razzismo, alla xenofobia, all'intolleranza, che ha avuto già due importanti seminari internazionali; adesso ce ne sarà un terzo, uno è stato tenuto a Strasburgo due mesi fa, nei prossimi giorni ci sarà quello africano e ci rendiamo conto come affrontando i problemi con la concezione nuova che abbiamo, con la cultura nuova che abbiamo, la normativa vecchia si riferiva ad una situazione ormai passata.

A questo punto ci sono da dire altre due cose: la creazione dei difensori dei diritti dell'uomo che ha portato alla convenzione delle Nazioni Unite.

Prima in un qualsiasi paese, compresa l'Italia, si poteva arrestare un uomo perché aveva svolto un'azione in difesa dei diritti dell'uomo, ora il difensore viene tutelato dalla normativa internazionale che è appunto la convenzione delle Nazioni Unite non ancora ratificata da tutti i paesi (l'Italia l'ha ratificata). Bisognerà poi vedere in che modo sarà attuata perché se noi diamo questa possibilità bisogna vedere chi la farà rispettare, se bisogna riferirsi ad una Corte penale nazionale. Rispetto a questo naturalmente le possibilità diventano minori e quindi la necessità della creazione al più presto della Corte penale internazionale è imprevedibile e in questo contesto si collocano gli altri due aspetti, uno è la convenzione contro la tortura, su cui io ho da poco presentato un rapporto alle Nazioni Unite.

Naturalmente la tortura non è solo la violenza fisica ma anche quella morale e vi è la possibilità rispetto a questa convenzione che chi ha operato azioni di tortura possa essere processato ma non è detto ancora da chi.

Vi era una normativa nella convenzione, e cioè il reato di tortura, che non è appunto solo violenza fisica, che deve essere incluso nel codice penale nazionale, l'Italia non l'ha mai fatto e questo, due anni fa, fu uno dei miei rapporti a Ginevra. L'Italia per questo, fu richiamata ma non ha fatto niente lo stesso.

Il secondo punto è la lotta contro il razzismo che si chiuderà con la Conferenza che si terrà a Durban, in Sudafrica e dalla quale uscirà una nuova normativa: quindi, di nuovo la necessità di avere non delle strutture nazionali, ma una struttura internazionale che faccia approvare questa normativa.

Per concludere, il problema principale che noi oggi abbiamo è che la Corte penale internazionale possa essere al più presto messa in atto perché stiamo raggiungendo il numero delle ratifiche per poterla attuare e a questo debbo aggiungere che le leggi di ratifica di molti dei paesi africani e sudamericani sono molto migliori di quelle del nostro paese. Ma questa Corte naturalmente non parte perché vi è la ferma opposizione degli Stati Uniti che pensano che l'istituzione di una Corte internazionale possa ledere in qualche modo i loro poteri.

Su questo noi ci dobbiamo battere, perché l'approvazione e l'istituzione della Corte penale internazionale è il risultato più importante che noi possiamo dare per poter governare una nuova società.



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* Deceduto nel maggio 2002



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